Copyright © Tombeur de Femmes Bike Team

Ci ha spinto, a fondare questo gruppo, la passione per la bicicletta e per l’impresa in genere, il desiderio dell’amicizia vera che non si confonde con l’interesse o l’opportunismo, il desiderio di divertirsi, sapendosi prendere, con ironia, in giro, e giocando ad essere come i mitici eroi della strada polverosa che, ancora, rivivono nella nostra fantasia di fanciulli.
Rudyard Kipling sosteneva che gli elementi essenziali della felicità sono: qualcosa da fare, qualcuno da amare e qualcosa in cui sperare.
Un grande emiliano, Enzo Ferrari, soleva dire che un uomo è vecchio soltanto quando, svegliandosi alla mattina non ha più niente da desiderare. Si capisce, quindi, perché ci troverete, nelle prossime pagine, ritratti in braghe corte, divise dalla taglia improbabile, in posti impervi o in situazioni alquanto originali.
A chi chiede perché “Tombeur de Femmes”? Una risposta sola, chi non vorrebbe esserlo?
La storia comincia nell’estate del 2005, quando, in un agosto in cui il mare non ne voleva sapere di calmarsi e consentire di poter agevolmente veleggiare o comunque navigare senza che le mogli trovassero nulla da ridire, la bicicletta apparve come l’unica ancora di salvezza ed alternativa all’ombrellone della mitica spiaggia di Oscar e Renzo in Portoverde di Misano Adriatico. Si cominciò ad uscire, per passeggiate ciclistiche, con frequenza giornaliera ed in una delle innumerevoli scorribande nacque l’idea, che si concretizzò durante una cena sulla “Terrazza Martini” di casa Farina Redaelli, di creare un gruppo polisportivo.

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Inizialmente, sfruttando la presenza, nel gruppo, di Franco Colomba, si pensò di dedicarsi al calcio ma, dopo una sonora batosta nelle partita ferragostana tra scapoli ed ammogliati, si decise di concentrare i nostri sforzi solo sul ciclismo. L’appuntamento mattutino, al bar “Cuccuma 54”

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dell’amico Giacomo, sulla darsena di Portoverde, divento un classico e, man mano, nacque e crebbe il “mito” di questi maturi ciclisti che dopo aver sorseggiato un buon caffè, partivano per le belle e assolate strade dell’entroterra romagnolo.
Il vero e proprio atto costitutivo che ha sancito la nascita del “Tombeur de Femmes Bike Team”, fu redatto  la sera del 14 gennaio 2006, presso l’agriturismo “La Tintoria” di Savigno alle ore 20.55.

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Rimarrà una serata memorabile, sia per la nascita della squadra ciclistica ma anche per splendida mangiata di tartufo. Già dai primi momenti si notò come le imprese sportive sarebbero, successivamente, andate di pari passo con le imprese culinarie.
Furono assegnate cariche provvisorie che permisero di assolvere agli obblighi costitutivi (presidente) ed alle incombenze amministrative (segretario e tesoriere provvisorio), garantissero la necessaria rettitudine e la specchiata pulizia chimica (medico sociale ed alchimista). Si nominò anche chi avrebbe dovuto lanciare la squadra nel panorama ciclistico e non (team manager e sponsor).
A testimoniare l’avvenuta costituzione della squadra, furono chiamate le mogli presenti, nelle persone di: Manuela Calanchi, Lorella Farina, Adriana Zucconi Galli Fonseca e Paola Pegan.
Nella primavera ed estate del 2006 si perfezionarono i colori sociali: il blu navy ed il bianco giglio. Fu realizzata, dal medico sociale ed alchimista, Mario Lima, che, avendo verificato la rettitudine di comportamenti e la specchiata pulizia chimica dei componenti e degli allora simpatizzanti, aveva assunto la carica di capitano, la prima maglia.

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Nell’agosto di quell’anno, ci si preparò alla prima impresa dichiarata della squadra: la Bologna- Monghidoro, con pernottamento in quota e ritorno il giorno successivo.

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Alla fine della prima tappa della Bologna-Monghidoro del settembre 2006, viene ridisegnato il Consiglio Direttivo: Paolo Pizzi (presidente), Mario Lima (capitano), Stefano Cassoli (vice capitano), Pier Paolo Redaelli (segretario), Guido Fallavena (tesoriere), Franco Colomba (direttore tecnico).

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Nel giugno del 2007 si svolge per la prima volta la Bologna-Portoverde. I Tombeur affrontano per la prima volta una tappa di 130 chilometri,

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sfoggiando la nuova maglia.

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Diventerà negli anni successivi la classica di apertura della stagione estiva del gruppo. Verrà anticipata, negli anni seguenti, al 1 maggio, per i numerosi impegni del calendario ciclistico della squadra. Solo un anno non si terrà per insuperabili avversità atmosferiche. Nell’edizione inaugurale è prevista dal programma sociale una sosta alle porte di Forlì, a casa di Ercole Baldini (soprannominato la locomotiva di Forlì) campione olimpico nel 1956, campione d’Italia nel 1957, vincitore del Giro d’Italia e campione del mondo nel 1958.

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Nella stagione ciclistica del 2008 la squadra dei Tombeur de Femmes affronta la prima trasferta estera. Si sceglie la Francia, terra di ciclisti; segnatamente la Costa Azzurra per le caratteristiche climatiche del periodo. La base delle operazioni è Cannes.

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Dopo la preparazione primaverile, in Costa Azzurra, la stagione ciclistica Primavera-Estate 2008
dei Tombeur fu tutta in discesa. Cominciò a far breccia il sogno di una nuova impresa e per la prima volta si parlò della Carpegna ed in particolare del mitico Cippo. Avendo un grande rispetto della famosa salita, anche in virtù dei racconti fatti da Antonio e Rodolfo Tonti, si pensò di provare delle tappe di avvicinamento e preparazione. Le mete di allenamento furono, quindi, Gemmano

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e Monte Grimano Terme,

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mitiche salite della Val Conca.
Vista l’ottima riuscita della preparazione primaverile dell’anno precedente, i Tombeur decidono di ripetere l’esperienza nel febbraio 2009. Questa volta si scelse di andare in Versilia.

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Nel 2009 fu disegnata la nuova maglia,

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il capitano si munì della fascia

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che sarebbe stata indossata nelle uscite ufficiali. Per la prima volta fu sfoggiata per la Portoverde-Urbino e ritorno.

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Dal 2009 la carica del capitano divenne carica a vita. Unica carica perpetua infatti tutte le altre, del comitato direttivo, sono elettive ed a scadenza.
Il 2009 è l’anno della conquista del Cippo, del monte Carpegna, da parte dei Tombeur. Partirono per l’impresa in sei: Guido Fallavena, Pier Paolo Redaelli, Stefano Cassoli, Domenico Berardi, Paolo Pizzi e Mario Lima.

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La scalata al Cippo era doverosa anche per onorare la memoria del “pirata”, Marco Pantani, che era solito percorrere queste strade per l’allenamento. Famosa la sua frase: “Il Carpegna a me basta” alludendo al fatto che la salita è, nella sua completezza, sufficiente per una ottima preparazione, anche correndo ad altissimi livelli. Durante la salita, in un tornante, cinto sulla destra da un muretto, oltre il quale non si vede nulla, per la presenza di uno strapiombo, la scritta: “Oltre questo muro il cielo…”, altra frase mitica del “Pirata”.

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Nel 2010 due grandi imprese: la conquista della vetta del Monte Nerone,

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temuta ascesa, spesso tappa del Giro d’Italia. Salita con pendenze non proibitive ma molto lunga e quasi totalmente scoperta e quindi espone a sole e, spesso, vento;

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la conquista del Monte Petrano,

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salita di 11 chilometri al 9% di pendenza media. Salita, a parere del narratore, più impegnativa del Monte Nerone. Meno esposta al sole ed al vento ma con un pericolo: i tafani.

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Nel settembre del 2010 i Tombeur si sentirono pronti per affrontare le mitiche cime dolomitiche ed organizzarono il giro del Gruppo Sella, partendo da Ortisei.

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Il percorso prevedeva, una volta lasciata Ortisei di affrontare il Passo Gardena, quindi, dopo la discesa su Corvara, scalare il Campolongo. Rapida discesa su Arabba, con attacco al mitico Passo Pordoi. Arrivati sul Pordoi, discesa verso Canazei, con deviazione al Lupo Bianco ed attacco al passo Sella. Quindi, ritorno ad Ortisei.

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Nel 2011, vede la luce la divisa celebrativa del Tombeur de Femmes Bike Team, in occasione dei centocinquant’anni dell’unità d’Italia (foto quarta maglia da fare).
Nel 2011 il presidente e il vice capitano, mettono a segno tre grandi colpi, ad uno dei quali partecipa anche “il Caviglio Reale” al secolo Alberto Margani. Vengono conquistate, in nome dei Tombeur, le cime dell’Alpe d’Huez,

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il Col du Galibier e lo Stelvio.

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Il podio della prima cronometro individuale dei Tombeur 2011. Vince il Paolo Pizzi che, per primo, iscrive il suo nome sulla targhetta dell’ambito trofeo, secondo giunge Stefano Cassoli e terzo arriva Mario Lima.

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Il primo appuntamento ufficiale del 2012 è la classica di apertura, la Bologna-Portoverde, nel mese di maggio.

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Il podio della cronometro individuale del 2012.

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Nell’inverno del 2013 viene disegnata e realizzata la nuova divisa che ricalca la divisa da trasferta, grigio titanio, del Bologna F.C., omaggio fatto dai Tombeur a Panagiotis Kone che, indossando quella maglia, con una splendida semirovesciata al volo, espugnò il S.Paolo di Napoli.

 

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A seguito delle polemiche e dei processi seguiti alla cronometro dell’anno precedente, le attenzioni, già dalla classica di apertura (Bologna-Portoverde) si concentrarono sulla cronometro individuale del 2013.

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Il capitano, avendo studiato attentamente, su un numero di “Sport illustrato” del 1957, la storia del Trofeo Baracchi, mitica cronometro a coppie, propose ed istituì anche la cronometro a coppie dei Tombeur dall’anno 2013

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